Mese: luglio 2018

Il criceto

L’hobby di tenere e allevare in casa i criceti ci giunge dai paesi anglosassoni; tanto è diffuso questo hobby in Inghilterra che da diverso tempo esistono vere e proprie associazioni di allevatori che si uniscono in congressi, che organizzano mostre e gare in cui grandi e ragazzi sono orgogliosi di ostentare esemplari perfetti, ottenuti a forza di cure, di studio e di pazienza, e ne ricavano ambitissimi premi, diffondendo così l’interesse e la passione per il simpatico animaletto. Sebbene vengano allevate oggi molte razze di Criceti che noi elencheremo, la specie tipo può considerarsi il Criceto dorato che raduna in sé le caratteristiche migliori.

Oggi il Criceto dorato è diffuso quasi soltanto come frutto di allevamento, e in genere non viene in mente di ricercare le origini libere del piccolo animale, né di immaginarlo in seno alla natura, autosuchiente, lontano dalle comode gabbiette e dalle cure che esso graziosamente domanda e ricompensa con la sua vivacità.

Esistono peraltro Criceti allo stato libero: lo hanno dimostrato le ricerche condotte una cinquantina di anni fa nel Medio Oriente, dove, nel corso di scavi archeologici, fu scoperta nel sottosuolo una tana contenente una famigliola di Criceti. Nel Medio Oriente, dunque, ebbe la sua culla la specie del Criceto dorato, come in Europa, sempre in libertà, esiste una specie europea e in Asia una specie detta “cinese” senza che, peraltro, si conoscano bene le loro abitudini e i loro modi di vita. Bisogna ricordare in proposito che i Criceti appartengono a una famiglia di Roditori che comprende topi e ratti, in gran parte americani, che sono tuttavia abbondanti allo stato libero.

Prendiamo quindi in esame il nostro piccolo amico: e un animaletto socievole, facilmente adattabile, molto vivace e molto pulito, così pulito da provvedere energicamente, con le zampette anteriori simili a mani, a continue, intense, accurate pulizie del suo corpo. Inoltre il Criceto ha una sorta di personalità individuale: ogni esemplare, infatti, mostra abitudini e tendenze sue proprie, cosa che non rende monotona la sua osservazione e, in un certo senso, ha un carattere istruttivo, specie per i ragazzi.

Cosa si sa del suo habitat naturale e dei suoi modi di vita in libertà? Ogni animale che noi adottiamo e curiamo, infatti, non è un giocattolo fatto per il nostro divertimento, ma un essere vivente che ha il suo posto in natura e svolge in essa un ciclo vitale che non possiamo ignorare, poiche’ l’affetto per una creatura deve comprendere l’interesse e il rispetto per il creato stesso, nei suoi infiniti aspetti.

Fare amicizia con il Criceto non è difficile, anche se, qualche volta, il cucciolo comperato da poco si dimostra un po’ inquieto e sospettoso. Ben presto, però, esso avrà imparato a conoscervi e a riconoscere il vostro passo e la vostra voce. Dovrete perciò intessere con lui una fitta rete di relazioni, parlandogli quando gli porterete il cibo, tenendo la gabbia laddove l’animaletto “sentirà” vivere la famiglia, dandogli, in via del tutto eccezionale qualche buon bocconcino fuori pasto.

Ricordate che gran parte delle attività dei Criceti svolge la notte: il migliore approccio sarà perciò quell serale, anche se, per farlo, dovrete svegliarlo picchiando leggermente contro la parete della gabbia.

Potrete azzardare una lieve carezza sulla pelliccia al momento in cui comincia il pasto e, a poco a poco, vedrete il nuovo amico accogliere volentieri la vostra mano, pur non trascurando di riempirsi a sazietà le tasche guanciali e poi svuotarle con le zampette, ammucchiando il cibo in un angolo.

Queste carezze accompagnate da un lungo discorso dovranno continuare e non aumentare per un certo tempo fino a che, considerando la vostra mano un elemento abituale, non riuscirete a prendere l’animaletto e sollevarlo fuori dal suo alloggio. Fatelo leggerissimamente, con tutto il palmo della mano, evitando le mosse brusche, tenendo il muso volto verso il polso in modo che non possa, eventualmente, mordervi le dita. Non fatelo mai cadere. A questo punto l’amicizia sarà stabilita. Una cosa che tuttavia il Criceto non sopporterà mai sarà il vedervi infilare le dita nella gabbia agitandole. Ciò provocherà inevitabili morsi.

Se il Criceto giungerà ad uscire dalla gabbia e a muoversi nella stanza, tenetelo sempre d’occhio e soprattutto non dategli cibo. Il suo istinto lo spingerebbe a nasconderlo e a nascondersi negli angoli più impensati, rendendovi diflicile poi il ritrovamento.

Se l’animale si accorgerà che quella libertà non gli frutta buoni bocconi, ritornerà spontaneamente nella gabbia dove è sicuro di trovare il cibo.

{ Add a Comment }

La beatificazione

Nel 1943 i capifamiglia di Capriana e del vicino paese di Anterivo, con lettere separate, avevano inviato all’Arcivescovo della Diocesi di Trento una richiesta unitamente a un’offerta in denaro perché si ricordasse la figura di M.D.L. Considerato il particolare momento della guerra, nessuno rispose e nel 1960 furono restituiti i soldi.

Nel 1964 si è fatto carico dell’iniziativa di promuovere interessi di ogni genere intorno a M.D.L., un fratello laico, Ettore Dellandrea, della congregazione religiosa Pavoniana, maestro tipografo dell’Istituto Artigianelli con sede nella stessa città. Era di Capriana e proveniva da una famiglia imparentata con la M.D.L. (la mamma era nipote), ed aveva un fratello sacerdote della medesima congregazione a Roma, nella Parrocchia di S. Barnaba. Nell’estate si recavano in vacanza nella casa paterna al paese e anche nella canonica con il Parroco Don Dante Dellagiacoma. E’ facile pensare che il discorso si inoltrasse spesso nella storia della Meneghina, anche perché il Parroco era un fervente devoto, per il fatto che aveva beneficiato dalla Meneghina con la guarigione della propria madre. Forse già Fr. Ettore era venuto a sapere che il lavoro di ricerca eseguito dal prof. Don Mario Marinolli negli anni 1936-44 era custodito nell’archivio della Curia, forse già ne era venuto in possesso perché proprio in quel periodo appare il nome di Giovanni Brunelli, un impiegato di banca residente a Trento che diventerà poi l’autore del libro il “Fiore purpureo tra i monti” pubblicato nel 1968.

Quanto si va narrando, sul fatto di volere la beatificazione di MD.L., riguarda una parentesi di cinque anni di sforzi che coinvolgono anche persone importanti, persone che credevano nella veridicità degli eventi allora riportati. La corrispondenza intercorsa, in tutto una ventina di lettere, ne è la prova.

Non si conosce l’inizio della stesura del libro ”Fiore purpureo” però doveva essere abbastanza recente se nel 1964 si desidera far giungere all’Arcivescovo di Trento l’omaggio per l’annuale della sua nomina. E’ un volume rilegato di 200 pagine dattiloscritte in originale su carta velina, foderato in tela rossa con scrittura in oro “Maria Domenica Lazzeri”.

In pratica è riportato il lavoro di ricerca storica fatta dal prof. Don M. Marinolli e non completata per la sua morte, avvenuta nel 1944. Forse lo stesso Ettore Dellandrea l’ha data a Don Eugenio Bernardi perché portasse a termine il racconto iniziato.

Particolare importante: si pensa che lo stesso dattiloscritto sia servito di riferimento ai Brunelli per la stesura del suo libro, vista la propria amicizia con Ettore Dellandrea. Si pensa che solo la canonica potesse essere il luogo dal quale partire. Approvazione unanime! Si va alla Curia di persona, probabilmente il Parroco con il Dellandrea: silenzio per 4 anni! Segue la presentazione del libro “Fiore purpureo” con lettera di accompagnamento indirizzata all’Arcivescovo, sulla quale si legge un appunto per chiarire la personalità del Marino Ili. Da questa è un susseguirsi di alti e bassi, di giudizi e deduzioni da parte di persone addette ai lavori, fino alla conclusione del 6 dicembre 1969 in cui si legge “Non si ritiene opportuna l’introduzione della causa in oggetto”.

{ Add a Comment }