Pasta alla Crudaiola della nonna di Piero

Questa ricetta ha fatto parte della mia infanzia pugliese, e il suo sapore fresco ed estivo porta con sè bellissimi ricordi. Una pasta perfetta da consumare ben calda in casa, ma forse anche migliore se mangiata fredda fuori casa. Quante volte l’abbiamo portata con noi per i nostri pic nic in spiaggia! Una ricetta semplice, verace, in cui ogni ingrediente canta la sua canzone, e tutti gli ingredienti insieme intonano un coro ben accordato, pur restando sempre perfettamente distinguibili come nel migliore dei piatti rustici. Una pasta che da sola fa allegria, colore e porta con sè l’aria dell’estate. Come sempre, dosi per 4 persone.

Portate ad ebollizione abbondate acqua e salatela. Mentre l’acqua si scalda, pulite e tagliate grossolanamente circa 150 grammi di zucchine. Scegliete pasta corta di grano duro (sono perfette le penne rigate o i maccheroni) di ottima qualità e in grado di tenere la cottura, per 320 grammi in totale, cioè circa 80 grammi a persona.

Quando l’acqua bolle, buttate nella stessa pentola la pasta e le zucchine, che cuoceranno insieme. Intanto preparate gli altri ingredienti: 150 grammi di pomodorini lavati e tagliati a metà, 100 grammi di mozzarella fresca tagliata a dadini piccoli, grana grattugiato, olio extravergine di oliva, abbondante basilico fresco.

Scolate la pasta bene al dente insieme alle zucchine, che saranno diventate morbide, lasciate sgocciolare completamente l’acqua di cottura, e aggiungete subito l’olio e la mozzarella tagliata. Mescolate subito con energia usando un cucchiaio di legno per far sciogliere la mozzarella a contatto con la pasta ancora calda. Poi aggiungete i pomodorini, il basilico e il formaggio e girate ancora con energia. Se decidete di consumare questo piatto freddo, il consiglio è quello di aggiungere la mozzarella a freddo invece che a caldo, in modo che resti più fresca e succosa.

Questa pasta si può consumare subito ben calda o può essere portata con voi per il vostro pic nic, riponendola in un contenitore di plastica e poi nel vostro frigo portatile (scegliete il vostro qui: primariepd2013.it/mini-frigo ). Portate se volete con voi un altro po’ di grana grattuggiato a parte da aggiungere al momento.
Mia nonna lo diceva sempre… le cose semplici, sono le migliori!

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Il Presidente del Gruppo Consiliare SDI della Regione Toscana, Pieraldo Ciucchi, ha presentato nei giorni scorsi una mozione

Il Presidente del Gruppo Consiliare SDI della Regione Toscana – Pieraldo Ciucchi – a sostegno delle giuste istanze del cosiddetto “Comitato degli Esclusi” di Livorno, ha presentato una Interrogazione urgente al Presidente della Giunta regionale avente per oggetto: “L. 560/93 Alloggi vincolati ai sensi della L. 1089/39)” e, nello specifico, riferita alla cessione di patrimonio immobiliare E.R.P., posto nel Comune di Livorno, di proprietà dellATER di Livorno.

Nellinterrogazione, Ciucchi sottolinea ancora una volta lanomala situazione nonché la grave ingiustizia che si trova a subire una parte degli inquilini assegnatari di detti alloggi – inseriti a suo tempo nel piano di vendita (approvato dal Consiglio Regionale nel 1994 e adottato nello stesso anno dallATER di Livorno) – e, per lesattezza, quegli affittuari di edifici con vetustà superiore a 50 anni (edifici quindi assoggettabili al vincolo di cui alla L. 1089/39, ovvero al preventivo giudizio di interesse storico-artistico della competente Sovrintendenza) che risposero positivamente alla volontà di alienazione dellATER stessa presentando domanda di acquisto nel 1995 e che successivamente, nel 1999, furono esclusi dal piano di vendita per il veto delle Belle Arti.

Ciucchi chiede perciò al Presidente della Giunta Regionale toscana se non ritenga opportuno, oltre ad adoperarsi a che la questione sia risolta in modo giusto e definitivo, convocare un tavolo diconcertazione con tutti i soggetti pubblici interessati e coinvolti, onde superare le difficoltà e il presumibilmente lungo corso burocratico, per offrire una soluzione alleproblematiche che hanno interrotto liter dacquisto degli immobili sopracitati (assoggettabili al vincolo di cui alla L. 1089/39), da parte degli inquilini costituitisi inComitato degli Esclusi i quali, oltre a rivolgersi alla Regione Toscana per vedere riconosciute le proprie ragioni, hanno chiesto il personaleinteressamento del Presidente della Repubblica, che da sempre ha dimostrato grande sensibilità per i cittadini più deboli, nellintento di ottenere una risposta chiara e qualificata che possa risolvere in positivo lannosa, anomala questione.

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Qualcuno volò sul nido del cuculo

Nel 1961 Kirk Douglas, acquistati i diritti del romanzo  Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey, trasse e mise in scena l’omonima piece teatrale che ebbe scarso successo. Qualche tempo dopo a Praga propose al fantasioso regista Milos Forman di girare un film tratto dal libro. Forman interessato al progetto attese che Douglas gli spedisse il romanzo che non arrivò mai a destinazione. Dieci anni dopo Forman, ancora entusiasta del progetto ricevette il libro spedito questa volta da Michael Douglas che, venuto a conoscenza dell’antico desiderio del padre, lo inviò una seconda volta. Il romanzo era stato bloccato alla dogana per dieci anni per ragioni di censura. Questa piccola introduzione è solo per dire che uno dei film diventato legenda ha rischiato di non essere mai girato.

Il titolo del romanzo si riferisce a una espressione gergale americana per indicare la pazzia, (cuckoo è sinonimo di pazzo): il cuculo è un singolare uccello che non ha un nido proprio e depone le uova in quello di altri uccelli.

Randle Mc Murphy (Jack Nicholson), un impenitente pregiudicato, viene  mandato in un istituto psichiatrico al fine di appurare la sua presunta pazzia.  Il suo comportamento ribelle, seppur sopra le righe, fa pensare il contrario. Il  suo carisma contagia il gruppo di “picchiatelli”del  reparto che non possono fare a meno di assecondare le sue scappatelle e a poco a poco cominciano a liberarsi della pressione delle regole e a seguire il loro capo. Mc Murphy è la “scheggia” impazzita che manda all’aria l’apparente equilibrio di un reparto in cui pazienti sono assuefatti alle regole imposte da un sistema che non bada minimamente alla salvaguardia della personalità di un uomo. Si rimane sconcertati di fronte all’uso dell’elettroshock e della lobotomia che i medici praticano per manipolare la psiche dei pazienti più irrequieti.

Mc Murphy è quel  tipo di paziente la cui individualità deve essere arginata, ne sa qualcosa l’algida infermiera Ratched (interpretata superbamente da Louise Fletcher) che cerca di scoraggiarlo in ogni modo. Irresistibili le baruffe tra i due che si oppongono anche da un punto di vista mimico: da una parte la statica e severa espressione dell’infermiera che possiede qualcosa di malefico e dall’altra la mimica esagerata di Mc Murphy. La donna crede nel suo lavoro, è pienamente convinta che i suoi metodi disumani siano d’aiuto ai pazienti, ma un drammatico episodio nel finale metterà in discussione la sua convinzione.

Forman realizza un film la cui messa in scena è essenziale, senza orpelli, esplora con rara sensibilità  sentimenti come l’amicizia, la paura, la vergogna e la voglia di libertà che da sempre è custodita nell’animo umano. La totale spontaneità delle situazioni e della recitazione degli attori catturano sin dal primo istante l’attenzione dello spettatore trasformandolo in un testimone diretto. Oltre al poliedrico Nicholson il cast si compone di attori che diventeranno volti celebri del cinema mondiale: Danny De Vito (che interpreta un impacciato Martini), Christopher Lloyd (l’inquietante Taber), Brad Dourif ( il timido Billy), Vincent Schiavelli (il lunare Frederickson) e Will Sampson (il gigantesco Grande Capo indiano).

Vincitore di cinque premi oscar (miglior film, miglior regia, miglior attore, miglior attrice, miglior sceneggiatura non originale),  il film si apre e si chiude con l’immagine di un’alba: la scena iniziale mostra l’arrivo di Mc Murphy all’istituto psichiatrico, la scena finale il grande amico e grande Capo riesce in qualche modo a liberare Mc Murphy e a portarlo con se fuori da quell’inferno.

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Polipropilene per automotive

Prima di parlare di polipropilene applicato all’automotive, è necessario comprendere di quale materiale si stia parlando: il polipropilene o EPP è un materiale plastico che si contraddistingue per le elevate prestazioni ingegneristiche e per le molteplici funzioni, idoneo ad una svariata tipologia settoriale. Grazie alle sue innumerevoli caratteristiche, quali la leggerezza, la resistenza notevole, l’indeformabilità, la riciclabilità, l’isolamento termico ed acustico, l’EPP è in grado di migliorare il valore e le performance dei prodotti finiti.

La Ditta MPE di Alfianello (BS) è al vertice nella produzione e nello stampaggio di epp automotive parts , destinati anche e soprattutto all’automotive; è conforme alle normative specifiche del settore con il certificato ISO/TS 16949:2009. L’azienda bresciana crea, per il ramo automobilistico, stampi di diversi elementi in polipropilene, in quanto tali parti vengono utilizzate per la grande capacità di assorbire l’energia in caso di urto e per la resistenza agli impatti. L’EPP, infatti, ha anche una “memoria”, ossia ha un ritorno allo stato primitivo dopo la deformazione a causa di un impatto accidentale.

E’ quindi un eccellente compromesso peso-resistenza, offre capacità di carico molto buona, grazie all’ottimizzazione del volume e del peso. In tal modo, la sicurezza della guida, le prestazioni, l’efficienza del veicolo migliorano, mentre diminuiscono i consumi e le emissioni. Anche la pesantezza della vettura diminuisce, in quanto il polipropilene espanso è un materiale molto leggero, che permette di ridurre notevolmente il peso. Il polipropilene è un isolante acustico e la sua applicazione nell’automotive interviene positivamente sulla qualità: l’abbattimento acustico garantisce performance elevate al veicolo.

La Ditta MPE fornisce infatti un altro servizio al settore automobilistico: lo stampaggio per la creazione di parti in polipropilene espanso poroso, il cosiddetto P-EPP. Si tratta di una tecnica avanzata, per la quale la ditta bresciana, per l’utilizzo applicato al ramo dell’edilizia edile, fino ad allora inesplorato, ha conseguito l’ARPRO Awards, un premio speciale per benefici all’ambiente e per l’innovazione nel polipropilene. Grazie al P-EPP vengono realizzati dalla MPE dei silenziatori acustici brevettati che durano a lungo e che vantano eccellenti proprietà assorbenti; tali componenti vengono adoperati con successo nel campo dell’automotive, rendendo la vettura all’avanguardia.

Ma questi successi del polipropilene espanso, nel ramo automobilistico, non han ragione di esistere senza una grande professionalità e conoscenza dello staff di MPE Polypropylene Division, dove opera un team altamente qualificato, dalle tecnologie avanzatissime; ciò viene ottenuto anche grazie ad una instancabile e costante ricerca, volta allo sviluppo e al desiderio continuo di nuove scoperte, come, ad esempio, è stato per la realizzazione del P-EPP e il suo conseguente successo nelle varie applicazioni settoriali.

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Il criceto

L’hobby di tenere e allevare in casa i criceti ci giunge dai paesi anglosassoni; tanto è diffuso questo hobby in Inghilterra che da diverso tempo esistono vere e proprie associazioni di allevatori che si uniscono in congressi, che organizzano mostre e gare in cui grandi e ragazzi sono orgogliosi di ostentare esemplari perfetti, ottenuti a forza di cure, di studio e di pazienza, e ne ricavano ambitissimi premi, diffondendo così l’interesse e la passione per il simpatico animaletto. Sebbene vengano allevate oggi molte razze di Criceti che noi elencheremo, la specie tipo può considerarsi il Criceto dorato che raduna in sé le caratteristiche migliori.

Oggi il Criceto dorato è diffuso quasi soltanto come frutto di allevamento, e in genere non viene in mente di ricercare le origini libere del piccolo animale, né di immaginarlo in seno alla natura, autosuchiente, lontano dalle comode gabbiette e dalle cure che esso graziosamente domanda e ricompensa con la sua vivacità.

Esistono peraltro Criceti allo stato libero: lo hanno dimostrato le ricerche condotte una cinquantina di anni fa nel Medio Oriente, dove, nel corso di scavi archeologici, fu scoperta nel sottosuolo una tana contenente una famigliola di Criceti. Nel Medio Oriente, dunque, ebbe la sua culla la specie del Criceto dorato, come in Europa, sempre in libertà, esiste una specie europea e in Asia una specie detta “cinese” senza che, peraltro, si conoscano bene le loro abitudini e i loro modi di vita. Bisogna ricordare in proposito che i Criceti appartengono a una famiglia di Roditori che comprende topi e ratti, in gran parte americani, che sono tuttavia abbondanti allo stato libero.

Prendiamo quindi in esame il nostro piccolo amico: e un animaletto socievole, facilmente adattabile, molto vivace e molto pulito, così pulito da provvedere energicamente, con le zampette anteriori simili a mani, a continue, intense, accurate pulizie del suo corpo. Inoltre il Criceto ha una sorta di personalità individuale: ogni esemplare, infatti, mostra abitudini e tendenze sue proprie, cosa che non rende monotona la sua osservazione e, in un certo senso, ha un carattere istruttivo, specie per i ragazzi.

Cosa si sa del suo habitat naturale e dei suoi modi di vita in libertà? Ogni animale che noi adottiamo e curiamo, infatti, non è un giocattolo fatto per il nostro divertimento, ma un essere vivente che ha il suo posto in natura e svolge in essa un ciclo vitale che non possiamo ignorare, poiche’ l’affetto per una creatura deve comprendere l’interesse e il rispetto per il creato stesso, nei suoi infiniti aspetti.

Fare amicizia con il Criceto non è difficile, anche se, qualche volta, il cucciolo comperato da poco si dimostra un po’ inquieto e sospettoso. Ben presto, però, esso avrà imparato a conoscervi e a riconoscere il vostro passo e la vostra voce. Dovrete perciò intessere con lui una fitta rete di relazioni, parlandogli quando gli porterete il cibo, tenendo la gabbia laddove l’animaletto “sentirà” vivere la famiglia, dandogli, in via del tutto eccezionale qualche buon bocconcino fuori pasto.

Ricordate che gran parte delle attività dei Criceti svolge la notte: il migliore approccio sarà perciò quell serale, anche se, per farlo, dovrete svegliarlo picchiando leggermente contro la parete della gabbia.

Potrete azzardare una lieve carezza sulla pelliccia al momento in cui comincia il pasto e, a poco a poco, vedrete il nuovo amico accogliere volentieri la vostra mano, pur non trascurando di riempirsi a sazietà le tasche guanciali e poi svuotarle con le zampette, ammucchiando il cibo in un angolo.

Queste carezze accompagnate da un lungo discorso dovranno continuare e non aumentare per un certo tempo fino a che, considerando la vostra mano un elemento abituale, non riuscirete a prendere l’animaletto e sollevarlo fuori dal suo alloggio. Fatelo leggerissimamente, con tutto il palmo della mano, evitando le mosse brusche, tenendo il muso volto verso il polso in modo che non possa, eventualmente, mordervi le dita. Non fatelo mai cadere. A questo punto l’amicizia sarà stabilita. Una cosa che tuttavia il Criceto non sopporterà mai sarà il vedervi infilare le dita nella gabbia agitandole. Ciò provocherà inevitabili morsi.

Se il Criceto giungerà ad uscire dalla gabbia e a muoversi nella stanza, tenetelo sempre d’occhio e soprattutto non dategli cibo. Il suo istinto lo spingerebbe a nasconderlo e a nascondersi negli angoli più impensati, rendendovi diflicile poi il ritrovamento.

Se l’animale si accorgerà che quella libertà non gli frutta buoni bocconi, ritornerà spontaneamente nella gabbia dove è sicuro di trovare il cibo.

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La beatificazione

Nel 1943 i capifamiglia di Capriana e del vicino paese di Anterivo, con lettere separate, avevano inviato all’Arcivescovo della Diocesi di Trento una richiesta unitamente a un’offerta in denaro perché si ricordasse la figura di M.D.L. Considerato il particolare momento della guerra, nessuno rispose e nel 1960 furono restituiti i soldi.

Nel 1964 si è fatto carico dell’iniziativa di promuovere interessi di ogni genere intorno a M.D.L., un fratello laico, Ettore Dellandrea, della congregazione religiosa Pavoniana, maestro tipografo dell’Istituto Artigianelli con sede nella stessa città. Era di Capriana e proveniva da una famiglia imparentata con la M.D.L. (la mamma era nipote), ed aveva un fratello sacerdote della medesima congregazione a Roma, nella Parrocchia di S. Barnaba. Nell’estate si recavano in vacanza nella casa paterna al paese e anche nella canonica con il Parroco Don Dante Dellagiacoma. E’ facile pensare che il discorso si inoltrasse spesso nella storia della Meneghina, anche perché il Parroco era un fervente devoto, per il fatto che aveva beneficiato dalla Meneghina con la guarigione della propria madre. Forse già Fr. Ettore era venuto a sapere che il lavoro di ricerca eseguito dal prof. Don Mario Marinolli negli anni 1936-44 era custodito nell’archivio della Curia, forse già ne era venuto in possesso perché proprio in quel periodo appare il nome di Giovanni Brunelli, un impiegato di banca residente a Trento che diventerà poi l’autore del libro il “Fiore purpureo tra i monti” pubblicato nel 1968.

Quanto si va narrando, sul fatto di volere la beatificazione di MD.L., riguarda una parentesi di cinque anni di sforzi che coinvolgono anche persone importanti, persone che credevano nella veridicità degli eventi allora riportati. La corrispondenza intercorsa, in tutto una ventina di lettere, ne è la prova.

Non si conosce l’inizio della stesura del libro ”Fiore purpureo” però doveva essere abbastanza recente se nel 1964 si desidera far giungere all’Arcivescovo di Trento l’omaggio per l’annuale della sua nomina. E’ un volume rilegato di 200 pagine dattiloscritte in originale su carta velina, foderato in tela rossa con scrittura in oro “Maria Domenica Lazzeri”.

In pratica è riportato il lavoro di ricerca storica fatta dal prof. Don M. Marinolli e non completata per la sua morte, avvenuta nel 1944. Forse lo stesso Ettore Dellandrea l’ha data a Don Eugenio Bernardi perché portasse a termine il racconto iniziato.

Particolare importante: si pensa che lo stesso dattiloscritto sia servito di riferimento ai Brunelli per la stesura del suo libro, vista la propria amicizia con Ettore Dellandrea. Si pensa che solo la canonica potesse essere il luogo dal quale partire. Approvazione unanime! Si va alla Curia di persona, probabilmente il Parroco con il Dellandrea: silenzio per 4 anni! Segue la presentazione del libro “Fiore purpureo” con lettera di accompagnamento indirizzata all’Arcivescovo, sulla quale si legge un appunto per chiarire la personalità del Marino Ili. Da questa è un susseguirsi di alti e bassi, di giudizi e deduzioni da parte di persone addette ai lavori, fino alla conclusione del 6 dicembre 1969 in cui si legge “Non si ritiene opportuna l’introduzione della causa in oggetto”.

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